Captain Fantastic ovvero l’onore di essere padre, la recensione – NO SPOILER

Cinema
@https://twitter.com/imma_marzovilli

Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Matera dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma e Dublino. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia alle superiori, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

La recensione a seguire è priva di qualsiasi tipo di spoiler. Potete leggerla tranquillamente e con la massima serenità.

Captain Fantastic è la storia di un padre e dei suoi sei figli. Se iniziassimo così la nostra recensione probabilmente non avremmo capito nulla del film. Captain Fantastic non è un semplice film, ma è un vero e proprio romanzo di formazione, e come tale deve essere trattato in un’analisi più o meno approfondita. Nato dalla penna e dallo sguardo del regista e sceneggiatore Matt Ross, il film ha come protagonista Viggo Mortensen e una schiera di giovani e talentuosi attori tra i quali George MacKay, Nicholas Hamilton, Samantha Isler e Annalise Basso.

La costruzione della trama

Sicuramente non convenzionale, la trama sembra essere un contorno al significato dato dalla scenografia e dai dialoghi che ci portano nell’universo sconfinato degli affetti. Una storia di formazione, di come un padre possa insegnare ai figli i contenuti complicati di libri, la caccia e la cura del corpo attraverso l’attività fisica e lo yoga. Ma è soprattutto, la formazione di un uomo adulto che impara attraverso i figli ad essere padre. Nulla è dato per scontato ed ogni avvenimento è un dono, anche la morte.

È la storia di una famiglia che decide di vivere lontano dalla società, in una foresta che dona loro la vita e l’attitudine all’adattamento. Un piccolo universo utopico, una repubblica platonica dove la libertà e la sincerità sono le uniche verità assolute.

La prima scena del film ci trasporta in una foresta incontaminata, e seguiamo i passi di un cervo. Nascosti tra le foglie si scorgono gli occhi di alcuni ragazzi, mimetizzati nel verde scuro della flora selvaggia. Il cervo inconsapevole, non sa che quelli saranno gli ultimi istanti della sua vita. Un giovane e muscoloso ragazzo salta fuori dai cespugli afferra il lungo collo dell’animale e lo recide. Il corpo del cervo è a terra esanime mentre il ragazzo ringrazia la natura per il cibo che gli ha donato. Egli adesso è un uomo, e come in un’antica tradizione pagana, suo padre segnerà la sua testa con il sangue dell’animale ucciso.

Un piccolo esempio che ci fa comprendere come ogni azione compiuta abbia un significato più profondo, un altrove che può essere compreso solo attraverso una diretta relazione con i sentimenti provati e spesso estremizzati.

CAPTAIN FANTASTIC

Tanti auguri, Noam Chomsky

“L’anarchia è l’ideale ultimo al quale la società dovrebbe avvicinarsi”, questa frase, tratta dal libro Conoscenza e Libertà di Noam Chomsky, è sicuramente pertinente ai valori di cui il film si fa portavoce. Il micro universo creato da questa famiglia è molto più vicino ad ideali anarchici che non alla società marxista di cui tanto si discute nella pellicola. Tante le scelte sovversive fatte dai protagonisti, una su tutte quella di non festeggiare alcuna ricorrenza usuale, come il Natale o il Ringraziamento, ma di celebrare la nascita di Noam Chomsky, celebre linguista e filosofo che ha rivoluzionato il concetto di scienze umane nell’ultimo secolo. 

Il film è intriso di riferimenti letterari, ma non come puro citazionismo fine a se stesso, bensì come ricerca di significato. A sua figlia che sta leggendo Lolita di Nabokov, Ben Cash, il padre, chiede cosa ne pensasse del libro. Attraverso un ragionamento di tipo induttivo, arriveranno insieme a comprendere aspetti dell’opera letteraria e della vita in senso generale.

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Sweet Child O’ Mine

Captain Fantastic è anche una sorta di film on the road. La famiglia per tutta la seconda metà del film viaggia a bordo di un autobus di loro proprietà. Questo viaggio capovolgerà la loro esistenza, non si riconosceranno più come un unicum, ma come un’unione di diversità, di identità forti i quali però, non conoscono  le conseguenze di questa nuova consapevolezza. Saranno soli contro un mondo che impareranno a conoscere ma di cui ben poco sanno.

La colonna sonora realizzata dal compositore Alex Somers, è un meraviglioso sottofondo a questo viaggio all’interno dell’animo umano. Pertinente e soprattutto, non invadente. Con delicatezza accompagnerà i momenti più significativi del film, regalando ad esso un connubio perfetto tra suono ed immagine, composizione fotografica ed armonia musicale.

Di una profondità commovente è l’interpretazione finale dei sei fratelli di Sweet Child O’Mine dei Guns N’Roses, perfetta per musicalità e pertinenza alla trama: “She’s got eyes of the bluest skies As if they thought of rain I hate to look into those eyes And see an ounce of pain Her hair reminds me of a warm safe place Where as a child I’d hide And pray for the thunder And the rain To quietly pass me by”.

Captain Fantastic

Captain Fantastic
8.4

Trama

9/10

    Interpretazione

    8/10

      Regia

      8/10

        Fotografia

        8/10

          Location

          9/10

            Pros

            • Una colonna sonora delicata e assolutamente pertinente all'andamento del film
            • Non ci sono buchi nella trama, tutto è perfettamente equilibrato

            Cons

            • Alcune citazioni potrebbero risultare fastidiose per chi non condivide determinate scelte politiche e\o di vita
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