Il Trono di Lucca – Intervista a Walter Trono sul suo ultimo lavoro Testa o Croce

Eventi
Claudia Padalino

Dal 1988, appassionata di fumetto d'autore, non d'autore, graffiti e disegnini fatti mentre si telefona. Laureata in Editoria e comunicazione aziendale, collabora con alcuni festival pugliesi per la promozione e la diffusione del fumetto italiano. Il suo sogno: riuscire a portare come ospite in Italia Alan Moore.

Padiglione Giglio, Lucca. Anche qui non si scherza con la folla, non si riesce a camminare e gli stand sono tutti occupati da utenti che ammirano i loro autori preferiti all’opera. Uno stand in particolare, quello della casa editrice IT Comics, ospita un autore mio conterraneo: Walter Trono è chino a dedicare il suo nuovo albo Testa o Croce a dei ragazzi che mi precedono.

Dopo giorni di inseguimento, riesco a strappargli una intervista.

Ciao Walter e grazie per il tempo concesso. Partiamo con la più classica delle domande: come nasce Testa o Croce?

 Testa o Croce è un’idea che avevo già da un bel po’ di tempo. È un pretesto per mettere su carta le mie idee, le mie ideologie. Nacque di preciso un paio di estati fa: l’embrione del soggetto lo scrissi in quel periodo. Durante la scorsa edizione del Lucca Comics, mi incontrai con Fabiano Ambu, il creatore della casa editrice ITcomics. Mi propose di diventare uno dei loro autori e mi chiese se avessi già qualcosa in cantiere: ho colto la palla al balzo e ho sviluppato Testa o Croce.

Cosa ti ha spinto a creare questo mondo molto simile alla realtà, ma più agghiacciante?

Nel corso dei mesi ho messo su il soggetto, creando questo pianeta distopico, senza natura: sostanzialmente è una metropoli unica, nominata Pantapolis. In questa metropoli vige una legge unica, quella del Divino. In sostanza, Pantapolis è un pianeta dove la religione è anche legislatura.

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Ti sei ispirato a qualcuno in particolare?

No, in realtà no. Gli episodi si riferiscono a vicende e momenti della mia vita, ho solo scelto di “romanzarle”. Le influenze grafiche, invece, sono tantissime! Mi piacciono molto i disegnatori che lavorano per il mercato statunitense, come Frank Cho, Adam Hughes, o per gli italiani Alessandro Bocci… tutti artisti che hanno un tratto realistico, molto definito e dettagliato, a cui mi ispiro da sempre. Non solo: le influenze arrivano anche da ogni disegnatore di cui leggo le storie: assimilo tutto e ripropongo come mio.

Tra i personaggi di Testa o Croce ce n’è uno che ti assomiglia in particolare?

Tutti! Testa o Croce è la mia testa! Ogni personaggio ha qualcosa che mi riguarda: caratteristiche fisiche, il modo di pensare, di parlare. Ovviamente ho reso ogni personaggio diverso l’uno dall’altro.

Quanto sarà lunga la serie?

Durerà tre volumi. Inizialmente ero partito con l’intenzione di farne un volume unico, ma per una scelta della casa editrice di “spalmare” nel tempo i volumi, la storia è stata divisa. Meglio così, almeno le fumetterie e il pubblico avrà più tempo e più curiosità nel conoscere i volumi della IT Comics.

Per quanto riguarda Dragonero, come si è evoluto il tuo stile dal numero 23 al numero 41?

Ti dirò, ho avuto più occasioni per sperimentare in questo ultimo numero. Ho anche proposto a Stefano Vietti (lo sceneggiatore del n. 41, ndr) di utilizzare delle tecniche di disegno differenti per poter meglio rappresentare i flashback, ho potuto osare di più con la gabbia. In realtà non c’è stata una evoluzione nello stile, ma c’è stata una sperimentazione su certe tecniche di disegno.

Come ha reagito il pubblico durante questo Lucca Comics & Games?

Ottimamente direi!

Sei riuscito a visitare il resto della fiera?

Praticamente quasi mai! Sono 8 anni che sono a Lucca come autore e in 8 anni mi è stato difficile andare oltre il mio stand! Quest’anno, però, sono riuscito a vedere le mostre, e sono molto contento perché sono riuscito, tra tutte, a vedere quella di Frank Cho.

Nella serata del 30 ottobre ti sei esibito sul palco dell’Auditorium San Girolamo con il gruppo Rock’n’Roll Comics Circus. Di cosa si è trattato?

Il Rock’n’Roll Comics Circus è nato da un’idea di Sergio Algozzino, l’anno scorso durante la fiera. Ci eravamo ritrovati a piazza Anfiteatro a suonare io e altri fumettisti, a cantare canzoni improvvisate; poi Sergio ha sviluppato l’idea durante l’anno, l’ha proposta all’organizzazione di Lucca C&G ed è piaciuta. Non è altro che un concerto rock, una rivisitazione di brani presi dagli anni ’60 agli ’90, in chiave “rock circus”, suonato con ukulele, sax, diamonica… Sul palco si alternano vari musicisti, sceneggiatori, disegnatori o autori completi, comunque siamo coloro che lavorano nel mondo dei fumetti.14956471_10154617566743864_126985092930629980_n

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