Monolith a Lucca Comics & Games 2016 – Intervista a Mauro Uzzeo

Anteprime
Claudia Padalino

Dal 1988, appassionata di fumetto d'autore, non d'autore, graffiti e disegnini fatti mentre si telefona. Laureata in Editoria e comunicazione aziendale, collabora con alcuni festival pugliesi per la promozione e la diffusione del fumetto italiano. Il suo sogno: riuscire a portare come ospite in Italia Alan Moore.

La macchina più sicura del mondo, una madre irresponsabile ed il deserto. Monolith, il nuovo fumetto targato Sergio Bonelli Editore, uscirà nelle fumetterie a gennaio 2017. In occasione dell’anteprima a Lucca Comics & Games 2016 abbiamo intervistato lo sceneggiatore Mauro Uzzeo (Orfani: Ringo, Dyd).

Ciao Mauro e grazie della disponibilità. Monolith è il nome di un progetto che comprende sia un fumetto che un film. Da chi è partita l’idea di fare entrambi?

Monolith è un’idea che parte da Roberto Recchioni, il soggetto è suo. La prima volta che mi ha chiamato mi ha raccontato la storia dicendomi che era una di quelle trame che arrivano tutti in una volta. Gli è venuta in mente una sera che stava in ospedale: mi ha chiamato, me l’ha raccontata. All’inizio il mio coinvolgimento non esisteva, perché Monolith al momento era un progetto solo come un’idea, non era ancora qualcosa di tangibile. L’idea di Roberto però era quella di farne un film, un’idea così archetipale ma con pochi punti cardine ma essenziali per raccontare una storia che poteva essere tranquillamente declinata in mille ambiti. Monolith per come è impostato può essere un fumetto, un film, una pièce teatrale: la sua potenza non viene a mancare a seconda della sua declinazione.

Qual è la genesi del film?

Abbiamo iniziato a lavorare insieme per piazzarlo alle case di produzione, l’abbiamo portato ovunque e ci sentivamo dire le solite cose: “Non è il classico film italiano”. Piano piano le cose hanno iniziato a muoversi: l’opzione prima è stata presa da un regista che ha provato a farne un film internazionale, senza riuscirci. Allo scadere di questa opzione si è fatta avanti la Lock & Valentine, una società italiana che ha comprato il soggetto da Roberto. Lui, più incline a farne un fumetto, ha detto di avere ormai venduto i diritti e di non essere interessato a farne un film, quindi mi ha proposto di sceneggiarlo. Parallelamente, Monolith stava diventando un fumetto che stavo scrivendo insieme a Recchioni (contemporaneamente  a Orfani: Ringo). Nel momento in cui viene contattato il regista Ivan Silvestrini per fare il film, la Lock & Valentine suggerisce a Ivan il mio nome. Quando lo vengo a sapere, scoppio a ridere, perché Ivan è mio testimone di nozze e siamo amici da vent’anni! Sostanzialmente il film nasce da me e Ivan, abbiamo scritto insieme le prime stesure. Con l’ingresso di Sky e Sergio Bonelli Editore in produzione, sono subentrati anche Stefano Sardo ed Elena Bucaccio alla sceneggiatura. Finita la stesura, abbiamo utilizzato il lavoro che LRNZ, il disegnatore, ha fatto per il fumetto, in maniera da risolvere in produzione le problematiche che avevamo trovato nella stesura del fumetto.

Come si è evoluto il processo di strutturazione del film?

LRNZ diventa production designer del film, va in America a costruire la macchina e il fumetto va in pausa. Per 5 mesi rimane nello Yutan e, al ritorno, riprende a lavorarci su. Stando in mezzo al deserto, il fumetto prende una piega leggermente diversa rispetto quella iniziale: non si parla di somiglianze con il film, narrativamente parlando (le due storie sono diverse), ma si ha una modifica della rappresentazione degli spazi. Un conto è disegnare il deserto che hai in testa, un conto è passare 5 mesi in mezzo a un vero deserto: il colore che cambia ogni 10 minuti, la luce, ecc. Questo ha portato LRNZ a cambiare approccio e a lavorare in tutt’altro modo.

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Prima hai detto che le storie del film e del fumetto sono diverse. In cosa consiste la differenza?

La cosa interessante di Monolith è questa: a partire dallo stesso soggetto, fumetto e film prendono due direzioni diverse, in quanto vi hanno lavorato due team diversi. Entrambe le storie iniziano nello stesso modo, finiscono nello stesso modo, però parlano di due argomenti completamente diversi.

Quindi non si può rinunciare né al film né al fumetto?

Si, perché in realtà il film non è l’adattamento del fumetto e viceversa. Sono andati di pari passo affrontando due tematiche, partendo dalla stessa struttura. Mentre la tematica principale del fumetto è l’ossessione per la sicurezza che rischia di ingabbiarci, nel film è un lavoro introspettivo sulla persona di Sandra, su cosa rappresenta la macchina per lei e per suo figlio.

Si potrebbe definire Monolith come cinecomic? Quali sono le caratteristiche le lo differenziano da questo genere?

Non è un cinecomic assolutamente, è una storia che è stata raccontata sia a fumetti che al cinema. Già altri lo hanno definito cinecomic, ma di sicuro non ha molto a che fare. Quando abbiamo iniziato a fare il film, del fumetto esistevano solo le prime dieci pagine. Mentre si faceva il fumetto, nessuno aveva visto il girato, quindi sono due prodotti che sono andati avanti parallelamente.

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A quale tipologia di pubblico punta Monolith?

Penso che il pubblico reale si aggiri nella fascia di età tra i 25 e i 35 anni. Emozionerebbe soprattutto chi ha un figlio piccolo, perché quello che succede al piccolo protagonista di Monolith è esattamente la paura di ogni genitore. Prova a immaginare quando una madre vede rinchiuso il proprio figlio in una macchina impenetrabile: le viene un colpo! Quindi si, è una storia che abbraccia i sentimenti di un pubblico che va dai 20 ai 40… anche fino ai 50 anni!

Come stanno reagendo i visitatori di questo Lucca Comics & Games?

Assolutamente benissimo! A mezzogiorno del primo giorno (venerdì 28, ndr) sono esaurite tutte le copie del volume! Infatti i ragazzi dello stand sono dovuti scappare in magazzino per prenderne altre. Io stesso non sono riuscito a comprarlo!

A cosa stai lavorando adesso?

I miei progetti sono plurimi e abbracciano vari ambiti artistici, tranne le mie storie su Dylan Dog. Non sto più lavorando a un progetto che rimanga rinchiuso in una specifica area di sviluppo, ognuno di quelli che ho in cantiere è pronto per essere declinato in vari ambiti.

Ti ringrazio per il tempo dedicato! Sei stato gentilissimo.

Grazie a voi per avermi dato la possibilità di raccontarmi! Un saluto agli amici di NerdPlanet.it ed a tutti i lettori!

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